La nostra vita mentale è frutto di una co-creazione, di un dialogo continuo con
le menti degli altri, che io chiamo matrice intersoggettiva
Daniel Stern
Secondo questo approccio, non esiste una verità oggettiva e unica sulla realtà: ognuno di noi costruisce la propria rappresentazione di sé, del mondo e degli altri a partire dalle esperienze vissute nella propria storia di vita, in modo soggettivo e unico. La costruzione del sistema di significati avviene già all’interno delle prime relazioni significative con le principali figure di riferimento (generalmente i genitori), dette figure di attaccamento. Per questi motivi, la mente è intesa come frutto di una “co-creazione” e in “dialogo continuo” con le menti degli altri.
Ogni persona è unica
In stanza di terapia questo si traduce nel tentativo da parte del terapeuta di cercare di “vedere il mondo attraverso gli occhi dell’altro”. Compito del terapeuta non è quello di “correggere” i modi di sentire, pensare e agire del paziente: poiché questo viene considerato “l’esperto di sé stesso”, l’obiettivo è quello di accompagnarlo in un percorso di esplorazione interna attraverso la relazione terapeutica. Questa è intesa come strumento principale della terapia e come elemento catalizzatore del cambiamento: è proprio al suo interno che la persona può fare esperienze emotive e relazionali differenti da quelle già vissute. La terapia diventa così uno spazio sicuro in cui ogni parte di sé può essere accolta, riconosciuta e integrata.
Significare il sintomo
Nonostante possa apparire paradossale, questo approccio assume che il sintomo – pur generando sofferenza nella vita quotidiana della persona – abbia un senso e una funzione anche protettiva per l’equilibrio del sistema individuale. Si ritiene, infatti, che rappresenti la modalità “migliore” che la persona è riuscita a costruire per mantenere integro il senso della propria identità. Pertanto, non mira a “bersagliare” direttamente il sintomo, bensì a comprenderne il significato e ad accompagnare la persona verso il cambiamento e il raggiungimento di un nuovo stato di equilibrio, che si traduca in un nuovo modo di percepire sé stessi e le relazioni con gli altri.
La riduzione dei sintomi si verifica con il graduale venir meno del bisogno della loro funzione protettiva ai fini del mantenimento dell’equilibrio del sistema.
Questo approccio non prevede l’utilizzo di tecniche standardizzate né di protocolli predefiniti, bensì l’utilizzo di procedure relazionali, immaginative ed esperienziali, col fine di favorire il contatto della persona con le sue sensazioni più profonde e autentiche.
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